Azimut Global View: Private Credit e Strategie di Mercato nel 2026
L’ultimo report Azimut Global View analizza l’evoluzione del private credit, una asset class che ha raggiunto un valore stimato di circa 3.000 miliardi di dollari, spinta dal ridimensionamento del settore bancario tradizionale e dalla ricerca di rendimento. Il direct lending rappresenta oltre la metà di questo mercato, con circa 1.700 miliardi di asset globali.
Sfide e Resilienza del Private Credit
Il comparto sta affrontando una convergenza di pressioni macroeconomiche e sfide specifiche:
- Settore Software: La cosiddetta “SaaSpocalypse” e l’impatto dell’intelligenza artificiale hanno messo sotto osservazione il comparto software, che rappresenta oltre il 20% del mercato del direct lending.
- Liquidità: Per la prima volta si registrano deflussi netti nelle Business Development Companies (BDC) non quotate. Tuttavia, la presenza di “redemption gates” e strutture closed-end funge da stabilizzatore, prevenendo vendite forzate di asset.
- Rischio Sistemico: Il report evidenzia come l’attuale scenario sia fondamentalmente diverso dalla crisi finanziaria del 2008. La leva finanziaria è molto più contenuta (circa 1:1), l’esposizione è dispersa tra migliaia di gestori e le interdipendenze tramite derivati o mercati interbancari sono limitate.
Asset Allocation View
Sul fronte dei mercati finanziari globali, prevale un approccio di prudenza e diversificazione a causa delle incertezze geopolitiche legate al conflitto in Iran:
- Equity: La visione rimane neutrale su USA e mercati emergenti. Si mantiene invece una posizione negativa sull’Europa, considerata l’area più esposta al rincaro dei costi energetici.
- Fixed Income: Si conferma un leggero sovrappeso sui titoli di Stato dei mercati sviluppati, con una preferenza per la parte centrale della curva (5-10 anni). Anche il credito corporate rimane in leggero sovrappeso, privilegiando le obbligazioni investment-grade rispetto a quelle high-yield.
- Commodities & Valute: View neutrale sui metalli preziosi, che continuano a fungere da protezione contro l’incertezza. Per quanto riguarda il forex, la posizione sul dollaro e sull’euro resta neutrale, con una preferenza per le valute dei paesi esportatori di materie prime energetiche.