Lo shock geopolitico riaccende l’energia
Il mese di luglio ha riscritto profondamente il copione macroeconomico globale: la riaccensione del conflitto con l’Iran e le nuove tensioni sullo Stretto di Hormuz hanno innescato un violento shock sul lato dell’offerta energetica. Il Brent ha preso il volo superando i 100 dollari al barile con un rally del 42% in appena venti giorni, trascinando al rialzo i rendimenti obbligazionari. Il Treasury decennale americano ha sfondato la quota critica del 4,70%, accendendo i segnali di allarme tra gli operatori.
Il sondaggio UBS: banche centrali in allarme
Questo scenario trova una precisa conferma strutturale nell’ultimo sondaggio annuale UBS tra i gestori delle riserve delle banche centrali:
- Spettro stagflazione: Il 52% degli intervistati indica la stagflazione come lo scenario più probabile per i primi cinque anni.
- Nuova gerarchia dei rischi: L’inflazione persistente e il rialzo incontrollato dei rendimenti sono la paura numero uno per l’82% degli esperti.
- Fiducia nella crescita: Nonostante i timori sui prezzi, solo il 14% si attende una recessione tecnica negli Stati Uniti entro metà 2027.
Wall Street tra euforia e prime crepe
Sotto questa superficie instabile, Wall Street continua a mostrare un’euforia paradossale, sostenuta da flussi record sugli ETF azionari e da una domanda estera senza precedenti. La stagione delle trimestrali sta premiando gli ottimisti, con l’86% delle società dell’S&P 500 che ha battuto le stime e margini netti proiettati al 15,7%, i massimi dal 2009. Tuttavia, questa solidità convive con l’accumulo di forti squilibri finanziari.
I segnali di allarme sul fronte societario
I dati più critici sul fronte societario e del lavoro evidenziano che:
- Leva finanziaria estrema: Il debito a margine ha toccato il record storico di 1.500 miliardi di dollari, segnando un +49% su base annua.
- Fuga degli insider: Nel primo semestre i dirigenti d’azienda hanno venduto azioni proprie per un controvalore netto di 77,6 miliardi di dollari.
- Raffreddamento del lavoro: Gli annunci di posizioni aperte su Indeed arretrano dell’11% annuo, segno di un mercato che inizia a mostrare sottili incrinature.
Il bivio dell’Intelligenza Artificiale
Il vero fulcro del dibattito macroeconomico di medio periodo si sposta però sull’Intelligenza Artificiale, un settore che oggi rappresenta l’8% del prodotto interno americano e vale oltre un quarto della crescita dell’intero PIL statunitense. Il comparto sta affrontando il suo personale “momento della verità”. Il mercato ha iniziato a punire severamente le aziende che aumentano le spese in conto capitale (Capex) erodendo il flusso di cassa libero, distinguendo nettamente tra chi monetizza gli investimenti e chi si limita a “bruciare cassa”.
Il vincolo strutturale delle infrastrutture
Oltre ai dubbi sulla redditività economica, l’AI deve fare i conti con un limite fisico invalicabile:
- Boom energetico: La domanda elettrica dei data center statunitensi è proiettata in aumento del 253% entro il 2035.
- Collo di bottiglia: I consumi di queste infrastrutture passeranno dal 6% odierno fino al 20% del totale nazionale, richiedendo l’equivalente di circa duecento reattori nucleari.
Oro e diversificazione dal dollaro
In termini di portafoglio, l’instabilità geopolitica e il rischio di frammentazione globale spingono le banche centrali verso una decisa diversificazione delle riserve valutarie. Il dollaro, pur mantenendo lo status di bene rifugio per il 93% dei gestori, è stata la valuta più ridotta su base netta nell’ultimo anno. Il grande beneficiario di questa transizione è l’oro, indicato dall’81% degli intervistati come l’asset vincente per i prossimi cinque anni, supportato anche dagli acquisti record della Cina che ha importato ben 820 tonnellate di metallo prezioso nel primo semestre. Al contrario, l’interesse verso le criptovalute crolla all’11% rispetto al precedente 44%.